Pellegrinaggi Organizzati

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DOVE CI TROVIAMO

ACCOMPAGNATORE SPIRITUALE

Un tempo si chiamava “direzione spirituale”. Oggi si preferisce parlare di “accompagnamento spirituale”. Si ha l’accompagnamento spirituale quando una persona aiuta un’altra a crescere nella fede e a essere se stessa nel compimento della volontà di Dio. Si tratta di un aiuto che uno deve accettare liberamente e destinato a durare nel tempo. Lo scopo è sempre quello di guidare la persona verso Dio, punto imprescindibile di ogni riferimento. Manifestare a qualcuno fatti vissuti e sentimenti, a volte repressi per lungo tempo, è un compito difficile, ma anche liberante. Non siamo infatti da soli a guardarli. Contemplati insieme con un accompagnatore e accolti affettuosamente, essi perdono parte della loro forza insidiosa.

L’accompagnamento spirituale non è un servizio esclusivo del sacerdote. Nel secolo scorso abbiamo avuto laici, uomini e donne, che sono stati degli accompagnatori spirituali straordinari e questa tendenza oggi va consolidandosi. In particolare sono sempre più numerose le donne che assumono questo ministero. Al centro di questo incontro è la ricerca di Dio e della sua volontà. Ma non di un Dio “altissimo” o “lontano”, bensì di un Dio che continua a sedurre anche oggi non meno che in altri tempi. Scoprirlo in mezzo a noi può diventare sorgente di nuova vita e di fecondità; ma può condurre anche allo sconcerto e all’angustia. È qui dove si rivelerà molto importante l’“incontro con un tu”, con l’accompagnatore spirituale, per trovare la via giusta.

In questo cammino Dio si manifesterà “sempre il più grande”. Per quanto grande lo immaginiamo, egli è sempre più grande. Per questo l’essere umano è sempre pellegrino, è sempre una persona in cammino. Si tratta di un cammino singolare e imprevedibile per ciascuno.

L’articolo di P.Van Breemen si diffonde a questo punto nel descrivere gli ostacoli soprattutto psicologici che si possono incontrare nella relazione umana e nella relazione con Dio, e conclude affermando che «la gioia è il sigillo chiaro dell’opera di Dio. Essere collaboratori di Dio vuol dire quindi anche “contribuire alla gioia” (2 Cor 1,24). L’accompagnamento spirituale deve avvenire sul ritmo della consolazione e della gioia, poiché in questi doni si rivela colui che è il vero accompagnatore, ossia lo Spirito Santo di cui ci sforziamo di essere suoi fedeli servitori».

http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3971